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martedì 22 ottobre 2013

Saluti dalla Francia


A settembre ho avuto il piacere di accogliere nella struttura di Giuanni due simpatici francesi che dopo chilometri di pedalate hanno deciso di sostare presso il mio affittacamere. Sfiniti ma curiosi di conoscere il paese e la cucina........Queste le parole tramite mail arrivate proprio ieri, la foto con me in giardino


e una foto scattata nella Sardegna riscoperta durante il loro soggiorno, Pan di zucchero.



Grazie Catherine e tanti saluti a tuo marito. Daniela
 
Bonjour Daniela,

Nous sommes rentrés en France après ces 15 jours de vagabondage en Sardaigne; nous ne connaissions pas votre île et nous y avons fait de multiples découvertes : l'histoire, la culture, les origines du peuple Sarde, la nature magnifique et l' immense gentillesse de vos compatriotes.
Votre hospitalité , au soir d'une journée de vélo éprouvante, nous a immédiatement revigorés !
Et je garde de votre jardin le joli souvenir d'herbes folles et de fleurs mélangées ; comme un petit coin de paradis sur terre !
Merci à vous et bonne continuation dans la vie !

Catherine

lunedì 21 ottobre 2013

Strane presenze - seconda parte

Molto spesso quando accolgo i miei ospiti nelle strutture di affittacamere, mi vengono poste numerose domande sulla data della costruzione delle case, chi ci vivesse, che tipo di lavoro facessero, ma soprattutto perché si chiamano Le case del folletto. Forse anche tra voi c'è qualcuno che non sa e che vorrebbe soddisfare la propria curiosità...........Ebbene, le case conservano il nome degli antichi proprietari, Giuanni Ebranu in via Carducci 25 e Su Scieri in via Roma 10.

 Direte......allora? un attimo.........c'è un filo conduttore fra i due edifici........di fianco alla casa di Giuanni c'è quella di suo fratello Larentzu Ebranu..............marito di Laura figlia di Salvatore Deidda noto Su Scieri!!!! Quindi una parentela che univa le due case e.....le case di Larentzu e Giuanni


 
 

sono avvolte da una storia che si portano appresso da parecchi decenni e forse anche qualche secolo. Chissa!!! Si narra di un folletto detto "masamuredu" che vivesse nelle case di via Carducci, custode di un tesoro visto e narrato, ma da noi mai trovato materialmente. Questo esserino era piuttosto dispettoso e rendeva la vita difficile ai padroni di casa. Le vecchie case come tanti sanno sono magiche, forse perché così le vogliamo vedere e ci piace credere avvolte da misteriiiiiiiiiiii. Ma ultimamente qualcosa si ripresenta nei racconti dei miei ospiti. Parecchi di loro raccontano, al momento in cui ci si rincontra la mattina a colazione, di strani rumori, di sensazioni di presenze percepite ma non viste. Non credo sia suggestione comune, perché non racconto mai al momento dell'accoglienza la storia che avvolge le case. Aspetto che siano loro eventualmente a raccontarmi le loro sensazioni... ......e non tardano ad arrivare. Quest'estate il mese di agosto è stato una continua scoperta di sensazioni diverse...... un'ospite mi ha detto che in piena notte sentiva un pssss, pssss come se qualcuno lo chiamasse, altri sentivano l'aria muoversi, altra donna percepiva di fianco a se la presenza "benevola" di qualcuno vicino al suo letto. Una ragazza svizzera ha fatto il giro della casa e sentiva qualcosa di angosciante al piano di sopra, per fortuna che l'avevo sistemata al piano di sotto!!!!! In francese mi ha detto che erano anime in pena........... e poi racconto comune è sentire i passi sul tavolato. Premetto che i pavimenti sono col vecchio tavolato e sentire i rumori è piuttosto facile. Poi i sogni!!!! filo conduttore le anime in pena.........che vogliono raccontare le loro storie personali. Vogliono solamente raccontare ed essere ascoltati. L'ultima ospite mi ha raccontato di sentire dei passi che andavano avanti e indietro e si fermavano davanti alla porta,  ha costruito tra se l'identità dell'ignoto passeggiatore: uomo adulto con scarpe di cuoio di corporatura medio-pesante. Davanti a questa descrizione non posso che ripensare ai racconti che tante volte mia suocera mi ha fatto e a cui io prestavo attenzione con un pizzico di curiosità ma poco credibili. Invece.....la sua infanzia piena di ricordi e di rumori identici, a cui il vecchio padre pose fine ordinando una messa al sacerdote di Seui e ..........come per incanto scomparvero. Ma ora si ripresentano, forse non sempre, forse dipende dalla sensibilità delle persone. Voglio condividere con voi la foto che un caro ospite Luciano V. mi ha mandato qualche giorno fa.
 


Foto scattata nel giardino delle case di Giuanni e Larentzu, scattata per la seconda volta perché si pensava venuta male, una strana luce appariva sulla spalla dell'ospite. Vista nella macchina digitale rende meglio, anzi si vedono chiaramente i contorni della sagoma.........sarà il nostro folletto che finalmente si è fatto vedere e si prende gioco di noi? Ci risentiamo prossimamente con altre storie legate alla casa e se qualcuno vuole leggere la storia della casa che scrissi tanti anni fa, visiti il mio sito www.lecasedelfolletto.it alla pagina STORIE. Ciao alla prossima puntata............

giovedì 17 ottobre 2013

6000

Ore 22,45. In 12 giorni 1000 visualizzazioni...............non male! Sono arrivata a 6000........

martedì 15 ottobre 2013

Manifestazioni nei paesi vicini

Oggi vorrei parlarvi della Barbagia di Seulo.
Territorialmente vi fanno parte i comuni di Seulo, da cui prende il nome, Sadali, Esterzili, Seui e Ussassai. Entrare nel suo territorio è come aprire uno scrigno al cui interno si trova un tesoro ambientale, culturale e umano. Per arrivarci..........beh! bisogna percorrere la SS198, panoramica ma.......piena di curve!!!! Gira e rigira, sali e scendi ed ecco un panorama unico, montagne e lago del Flumendosa

rocce e percorsi d'acqua che contraddistinguono il nostro territorio rendendolo agli occhi del visitatore una continua sorpresa. Ogni paese ha le sue peculiarità: Esterzili con la sua Montagna sacra di Santa Vittoria presenta il più ricco patrimonio archeologico di zona.
Sadali da sempre conosciuto per la ricchezza delle acque, con un piccolo centro storico attraversato da ruscelli e cascate dove si conservano case tipiche in pietra e altre recuperate e adibite ad ospitalità.



Seulo come Sadali ricco di corsi d'acqua, rii e fiume del Flumendosa che durante il percorso scava le rocce e crea degli ambienti con spiaggette dove ci si può tuffare e rinfrescarsi durante il periodo estivo.

Seui con la foresta demaniale di Mont'Arbu, vecchia miniera e carcere spagnolo, Ussassai bel paesino di montagna famoso per le buonissime mele e un ambiente incontaminato. Ognuno di questi paesi organizza nel corso dell'anno feste religiose e sagre che richiamano migliaia di visitatori. Oggi vorrei condividere con voi il programma della festa de Su Prugadoriu


che si tiene tutti gli anni a Seui in occasione della festa di Ognissanti ed il programma organizzato nel Comune di Seulo: Passilladasa de attongiu organizzata dall'ecomuseo.
 
Ed ecco il manifesto per l'organizzazione della sagra della mela ad Ussassai
 
 
e ad Esterzili si organizza a novembre........


Buona visione e se volete assaporare il piacere di una genuina ospitalità venite a trovarmi a Le case del folletto a Sadali.................le foto sono state messe a disposizione da una mia cara ospite......Irma M.  Grazie

lunedì 7 ottobre 2013

Racconti: zia Peppina esperta in medicina.



Tanto  tempo fa la vita per una donna era piuttosto difficile. Alle faccende domestiche che occupavano buona parte della giornata, venivano aggiunte altre incombenze tra le quali quelle dell'orto. Ma come ogni buon agricoltore sa, per ottenere degli ottimi raccolti occorre concimare il terreno. Peppina a quel tempo era molto povera, aveva una famiglia numerosa, si arrangiava come poteva per arrivare alla fine delle giornata.......... Era quasi primavera, era tempo di preparare l'orto, ma lei non aveva il letame per concimarlo. Si umiliava andando a pulire i porcili dei maiali, pur di racimolare qualcosa. Quel giorno aveva avvertito Nunziada, sarebbe andata a casa sua a pulire il porcile. Nunziada viveva di fianco a Tziu Gavianu e al vecchio Callabuddiu, Uscì dalla sua umile casetta in su ixinau de Pepp'Antoni con in testa il recipiente destinato ad essere riempito di letame. Percorse il breve tratto di via Roma e si diresse verso l'antico ciottolato di via sa Melixedda. Girando a destra si trovò di fianco le varie case e subito quella di Nunziada. Bussò alla sua porta, la donna l'attendeva e l'accompagnò immediatamente al porcile. Gli animali erano ricoverati nella casa di zio Celestino ma erano di Totori. All'interno vi erano due maiali, grossi, uno di loro dell'età di circa tre anni era stato castrato di recente. Peppina entra nel porcile e chiude la porta dietro di se. Vi erano dei gradini che lo separavano con una porta dall'interno della casa. Cercava di raccogliere il letame, ma era impaurita dall'animale che andava e tornava all'interno della stanzetta come un cane arrabbiato. Aveva un taglio nel basso addome grande di circa quindici centimetri dovuta ad una recente castrazione. Uscì immediatamente e chiamò Nunziada.

-Nunziada, sarvamì de custas bèstias -
 (Nunziada, salvami da questi animali)

Una volta fuori, Peppina consiglia Nunziada di chiamare immediatamente dottor Loi, medico curante del villaggio ma allo stesso tempo, all'occorrenza, anche veterinario.

Il medico viveva li vicino e arrivò velocemente, Peppina gli  si rivolge direttamente:

-Oh su dotori, su procu est nischissau, su procu portat bremi.
(Dottore, il maiale è irrequieto, il maiale ha i vermi)

Il dottore si china sull'animale e lo controlla attentamente. Chiama il padrone. Il porcaro stuzzicando il maiale si accorge che veramente ha i vermi nella ferita. Dottor Loi medica il porco, ma la medicazione non raggiunge l'effetto desiderato.

Peppina per paura di essere aggredita dai maiali si rifiuta di andare a pulire il porcile e intanto, attenta, si accorge che la salute del maiale non  migliora. Si rivolge nuovamente al dottore dicendogli:

- Su Dotori, su procu est ancora nischissau, su procu portat bremi ancora -
( Dottore, il maiale è ancora irrequieto, il maiale ha ancora i vermi)

Dottor Loi, messa in discussione la sua capacità medica, non credendo a Peppina, chiama un altro porcaro che viveva nelle vicinanze. L'uomo controllato l'animale, si accorge che all'interno della ferita ci sono tanti vermi grandi quanto dei "nataleddus" (particolare di formato di pasta di medie dimensioni) . L'alcool usato non aveva fatto nessun effetto. In passato Peppina era stata chiamata più volte da pastori, porcari per praticare quella medicina antica che liberava le povere bestie dai vermi che si annidavano nella gola, nella testa delle pecore e delle capre. Lei allora andava in campagna, si metteva dietro il cespuglio dell'erica (tùvara) si segnava con la croce e dando le spalle alla pianta, con la mano rovesciata spezzava, senza mai guardare, tre rami e recitava una formula semplicissima:

-comenti ndi calat            (come scende

sa folla de sa tùvara          la foglia all'erica

ndi calit su bremi              possano scendere i vermi

a s'animali.                        all'animale)

Finiva il tutto con il segno della croce. La fede guarisce tutto, così soleva ripetere la donna. Ma quel giorno non c'era tempo di andare a cercare l'erica, se solamente il dottore avesse accettato…….

Peppina torna alla carica e si avvicina al dottore:

-Su dotori, chi bolit a curai su procu, deu tengu una mexina. Custas mexinas funt prus bonas de cussas de su dotori.
 (Dottore, se vuole che il maiale guarisca, io ho una medicina. Queste medicine sono più buone di quelle del dottore) 

-E chin'est fustei, unu dotori prus de mei?- .......
(e chi è lei, un dottore più di me?)  -   L'aggredisce il medico.

-Ddi depit ponni ollu stincu chene coi, ollu stincu vèrgini.-
(Deve mettergli olio di lentischio senza cottura, olio di lentischio vergine) -  continua decisa la donna.

Ma il dottore si rifiuta di applicare la medicina. Solo di fronte al suo fallimento decide di ricorrere, suo malgrado all'aiuto di Peppina. Va a cercarla direttamente a casa sua e la invita ad applicare il suo unguento. Peppina lo applica personalmente sull'animale e …..

-At biu su dotori, is bremis funt alluaus, ndi bessint coment’e nataleddus -
( Ha visto Signor dottore, i vermi sono storditi, ne escono come "nataleddus")

I vermi erano grandi, bianchi con la testa nera e la quantità fu tale che ne avrebbe riempito un piatto.

Il maiale guarì, Peppina illustrò inoltre al dottore il potere dell'olio, sebbene molto puzzolente, serviva anche a curare il mal di testa se veniva massaggiato sulle tempie.

Salutò il dottore dicendogli:

- S'ollu stincu est sa mellus mexina, sa modernidadi orrovinat e bocit sa genti-
(L'olio di lentischio è la miglior medicina, la modernità rovina e uccide le persone)

Ringrazio l'ufitziu de sa lingua sarda presente a Sadali, responsabile Marcella Ghiani, per il suo valido aiuto nella scrittura del testo sardo.

sabato 5 ottobre 2013

Ieri.........5000!!!!

Carissimi, solo ora ho un attimino di tempo a disposizione per dirvi che ieri intorno alle 15:00 ho raggiunto le mie 5000 visualizzazioni. Un bel record considerando che gli ultimi 1000 li ho avuti in un arco temporale piuttosto ristretto: circa un mese e 10 giorni. Che dire carissimi, grazie di avermi seguito e spero di intrattenervi ancora per molto tempo!!!!!! Ciaooooooooooo

giovedì 3 ottobre 2013

San Valentino - parte seconda

Immagine tratta dalla festa di San Valentino Patrono


San Valentino Patrono

La festa di San Valentino cade secondo il calendario liturgico il 14 febbraio, ma a Sadali, per motivi di natura economica e sociale, viene festeggiata l'8 febbraio e principalmente il 6 ottobre.
Il mese di Febbraio infatti era caratterizzato da un clima troppo rigido ed era soprattutto un periodo di magra. Il periodo più ricco era invece l'inizio della stagione autunnale, pertanto i Sadalesi decisero di festeggiare San Valentino il 6 ottobre. In passato la festa era un evento particolarmente sentito: nei giorni precedenti si era soliti fare una pulizia completa della casa per accogliere gli ospiti che si era soliti invitare per la ricorrenza.
Venivano inoltre preparati il pane e i dolci, si macellavano pecore e capre.
Il giorno della festa il simulacro di San Valentino veniva vestito per la solenne processione dalle prioresse e dai confratelli. Il corteo veniva aperto da un cavaliere che portava un'asta con un prezioso drappo. Seguiva un confratello con un crocifisso e un altro con la croce in argento affiancato da altri due che reggevano delle alte lanterne. Un altro confratello teneva un medaglione con lo stemma della confraternita. La processione veniva diretta dal priore, che portava in mano una sfera d'argento, sormontata da una croce fissata ad un'asta. Sfilavano quindi le prioresse con gli stendardi e infine le donne che recitavano il Rosario. San Valentino veniva portato in spalla; seguivano il sacerdote con i chierichetti e gli uomini. Al termine della processione veniva celebrata la Messa Solenne. I festeggiamenti civili consistevano nell'organizzare gare poetiche e balli sardi al suono delle launeddas.
Attualmente la festa del Patrono ha perso gran parte dei suoi antichi rituali, tuttavia la profonda devozione dei Sadalesi verso San Valentino è rimasta forte e immutata.
Immagine tratta dalla festa di San Valentino Patrono
 
tratto dal sito www.meusadali.it