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lunedì 7 ottobre 2013

Racconti: zia Peppina esperta in medicina.



Tanto  tempo fa la vita per una donna era piuttosto difficile. Alle faccende domestiche che occupavano buona parte della giornata, venivano aggiunte altre incombenze tra le quali quelle dell'orto. Ma come ogni buon agricoltore sa, per ottenere degli ottimi raccolti occorre concimare il terreno. Peppina a quel tempo era molto povera, aveva una famiglia numerosa, si arrangiava come poteva per arrivare alla fine delle giornata.......... Era quasi primavera, era tempo di preparare l'orto, ma lei non aveva il letame per concimarlo. Si umiliava andando a pulire i porcili dei maiali, pur di racimolare qualcosa. Quel giorno aveva avvertito Nunziada, sarebbe andata a casa sua a pulire il porcile. Nunziada viveva di fianco a Tziu Gavianu e al vecchio Callabuddiu, Uscì dalla sua umile casetta in su ixinau de Pepp'Antoni con in testa il recipiente destinato ad essere riempito di letame. Percorse il breve tratto di via Roma e si diresse verso l'antico ciottolato di via sa Melixedda. Girando a destra si trovò di fianco le varie case e subito quella di Nunziada. Bussò alla sua porta, la donna l'attendeva e l'accompagnò immediatamente al porcile. Gli animali erano ricoverati nella casa di zio Celestino ma erano di Totori. All'interno vi erano due maiali, grossi, uno di loro dell'età di circa tre anni era stato castrato di recente. Peppina entra nel porcile e chiude la porta dietro di se. Vi erano dei gradini che lo separavano con una porta dall'interno della casa. Cercava di raccogliere il letame, ma era impaurita dall'animale che andava e tornava all'interno della stanzetta come un cane arrabbiato. Aveva un taglio nel basso addome grande di circa quindici centimetri dovuta ad una recente castrazione. Uscì immediatamente e chiamò Nunziada.

-Nunziada, sarvamì de custas bèstias -
 (Nunziada, salvami da questi animali)

Una volta fuori, Peppina consiglia Nunziada di chiamare immediatamente dottor Loi, medico curante del villaggio ma allo stesso tempo, all'occorrenza, anche veterinario.

Il medico viveva li vicino e arrivò velocemente, Peppina gli  si rivolge direttamente:

-Oh su dotori, su procu est nischissau, su procu portat bremi.
(Dottore, il maiale è irrequieto, il maiale ha i vermi)

Il dottore si china sull'animale e lo controlla attentamente. Chiama il padrone. Il porcaro stuzzicando il maiale si accorge che veramente ha i vermi nella ferita. Dottor Loi medica il porco, ma la medicazione non raggiunge l'effetto desiderato.

Peppina per paura di essere aggredita dai maiali si rifiuta di andare a pulire il porcile e intanto, attenta, si accorge che la salute del maiale non  migliora. Si rivolge nuovamente al dottore dicendogli:

- Su Dotori, su procu est ancora nischissau, su procu portat bremi ancora -
( Dottore, il maiale è ancora irrequieto, il maiale ha ancora i vermi)

Dottor Loi, messa in discussione la sua capacità medica, non credendo a Peppina, chiama un altro porcaro che viveva nelle vicinanze. L'uomo controllato l'animale, si accorge che all'interno della ferita ci sono tanti vermi grandi quanto dei "nataleddus" (particolare di formato di pasta di medie dimensioni) . L'alcool usato non aveva fatto nessun effetto. In passato Peppina era stata chiamata più volte da pastori, porcari per praticare quella medicina antica che liberava le povere bestie dai vermi che si annidavano nella gola, nella testa delle pecore e delle capre. Lei allora andava in campagna, si metteva dietro il cespuglio dell'erica (tùvara) si segnava con la croce e dando le spalle alla pianta, con la mano rovesciata spezzava, senza mai guardare, tre rami e recitava una formula semplicissima:

-comenti ndi calat            (come scende

sa folla de sa tùvara          la foglia all'erica

ndi calit su bremi              possano scendere i vermi

a s'animali.                        all'animale)

Finiva il tutto con il segno della croce. La fede guarisce tutto, così soleva ripetere la donna. Ma quel giorno non c'era tempo di andare a cercare l'erica, se solamente il dottore avesse accettato…….

Peppina torna alla carica e si avvicina al dottore:

-Su dotori, chi bolit a curai su procu, deu tengu una mexina. Custas mexinas funt prus bonas de cussas de su dotori.
 (Dottore, se vuole che il maiale guarisca, io ho una medicina. Queste medicine sono più buone di quelle del dottore) 

-E chin'est fustei, unu dotori prus de mei?- .......
(e chi è lei, un dottore più di me?)  -   L'aggredisce il medico.

-Ddi depit ponni ollu stincu chene coi, ollu stincu vèrgini.-
(Deve mettergli olio di lentischio senza cottura, olio di lentischio vergine) -  continua decisa la donna.

Ma il dottore si rifiuta di applicare la medicina. Solo di fronte al suo fallimento decide di ricorrere, suo malgrado all'aiuto di Peppina. Va a cercarla direttamente a casa sua e la invita ad applicare il suo unguento. Peppina lo applica personalmente sull'animale e …..

-At biu su dotori, is bremis funt alluaus, ndi bessint coment’e nataleddus -
( Ha visto Signor dottore, i vermi sono storditi, ne escono come "nataleddus")

I vermi erano grandi, bianchi con la testa nera e la quantità fu tale che ne avrebbe riempito un piatto.

Il maiale guarì, Peppina illustrò inoltre al dottore il potere dell'olio, sebbene molto puzzolente, serviva anche a curare il mal di testa se veniva massaggiato sulle tempie.

Salutò il dottore dicendogli:

- S'ollu stincu est sa mellus mexina, sa modernidadi orrovinat e bocit sa genti-
(L'olio di lentischio è la miglior medicina, la modernità rovina e uccide le persone)

Ringrazio l'ufitziu de sa lingua sarda presente a Sadali, responsabile Marcella Ghiani, per il suo valido aiuto nella scrittura del testo sardo.

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